Un guado, finalmente!
racconto di Antonio Peschechera (inedito)
Dai tempi di Orazio, il poeta di Venosa amante dell'antico Aufidus, ci raccontava:
“Il contadino aspetta che il fiume passi".
Ecco nulla è cambiato, il contadino convive con le rive alberate, in simbiosi, da secoli il fiume è alleato con la sua gente, ha dissetato il bestiame, ha rinfrescato campi di viti, i grappoli autocnoti color rubino del nero di troia.
Il contadino, ha sempre atteso con speranza di essere inondati dalla piena invernale, almeno una volta l'anno, senza timore, rilasciava terra nuova e fertile, garantiva vigorosità al raccolto e benessere alle famiglie.
Il fiume si lascia attraversare dai ponti, permettendo di farsi ammirare dall'alto, si lascia dipingere da tanti pittori, che in solitudine si lasciano ispirare dal lento scorrere, immortalato su tela, quel momento di solitudine pronto per essere esposto alle mostre.
Apparentemente dichiarato come fiume di confine, cerca di unire due sponde opposte, simili tra loro, come simile è la gente che l'attraversa, grazie al guado, come una culla, permette in sicurezza di far dialogare in silenzio, interrotto da esclamazioni di stupore, colori, profumi e sentimenti.
