• Tel: +39 0883 1978921/25
  • ambiente.energia@cert.provincia.bt.it

L’acqua che scorre

Febbraio 09, 2022

L’acqua che scorre

di Ruggiero Isernia (inedito 2021)

Avevo forse dieci anni quando per la prima volta la vidi. Era in giugno, appena finita la scuola. Prendemmo la bici con altri amici e scendemmo giù dalla discesa del Pozzo della Pera, in fondo a Via Ofanto. Attenti a non finire con la ruota contro una delle pietre che rendevano quella strada ripidissima lo spauracchio di genitori e figli, a tutta velocità in un baleno arrivammo giù nella valle. Passando davanti alla masseria De Martino che con i suoi “feroci” (così apparivano a noi bambini) maremmani teneva lontano i curiosi, eravamo sull’argine a decidere da che parte scendere al fiume. Poi col tempo abbiamo scoperto le sue tante attrattive, “a chietrǝ dǝ Caraltǝ”, buona per fare i tuffi ma infida se con molta acqua; si narrava che sul fondo giacevano le ossa di tanti sfortunati che attraversando il fiume con il carretto ne erano stati risucchiati; le spiaggette sabbiose dove sdraiarsi a prendere il sole o a mangiare un panino; le rive scoscese e boscose di Cafiero; le anse tranquille dove abbondavano le carpe, i cavedani e i loro pescatori; l’enorme bosco di Paolostimolo dove potevi perderti nella sua infinita bellezza.

Ma la prima volta ci fermammo subito superato l’argine in terra battuta, attraversammo i cespugli di tamerici e le dune di sabbia ed eccola finalmente l’acqua che scorre: una meraviglia mai vista. Io, bambino cresciuto a pane e televisione, l’avevo vista solo nei film degli indiani e nei documentari.  Mi sembrava di sognare ad occhi aperti. Tolti i vestiti ci buttammo in acqua e giocammo a schizzarci, a far saltellare “i chiattaroulǝ”, a nuotare contro corrente, e poi stanchi ci sdraiammo sulla sabbia calda e dorata a mangiare avidamente il nostro panino.

Dopo quella prima volta ce ne sono state tante altre ma quella mi è rimasta negli occhi più di tutte. Di lì sono nati tutti i miei vagheggi e le fantasie legate al fiume: navigarlo in canoa come gli indiani, cercare le sorgenti e discenderlo fino alla foce, esplorarne tutti i suoi meandri, scoprire i suoi “abitanti” e la sua “architettura”, vederlo crescere e diventare un Parco.